Viviamo nel mondo delle possibilità di scelta terapeutica. Per ogni problema ci sono almeno due opzioni valide tra cui scegliere. In questo articolo voglio illustrarti quali sono le variabili principali di cui dovresti tenere quando scegli una terapia.

Molti pensano di risolvere il problema dello scelta terapeutica limitandosi a scegliere una terapia scientifica o ufficialmente riconosciuta.

Tuttavia, questa premessa, oggi, non è più risolutiva.

Per uno stesso problema, infatti, esistono terapie scientifiche a pagamento e terapie scientifiche mutuabili.

Terapie scientifiche facili da svolgere e terapie scientifiche difficili da svolgere o assumere. Terapie scientifiche rischiose e terapie scientifiche non rischiose. Terapie scientifiche ad alta probabilità di funzionare e terapie scientifiche a bassa probabilità di funzionare. Terapie scientifiche con molti effetti collaterali indesiderabili e terapie scientifiche con pochi effetti collaterali indesiderabili.

Oggi, nell’epoca dell infinite possibilità di scelta, qual è il modo migliore di scegliere una terapia?

Di cosa medici e pazienti dovrebbero tenere conto mentre scelgono? E soprattutto, la scelta la devono fare assieme o uno dei due è più titolato dell’altro per portare a termine la scelta?

Partiamo dall’inizio.

Che cos’è una terapia?

Una terapia è qualcosa che aiuta la persona a risolvere un problema di salute che le impedisce di continuare a vivere pienamente la propria vita.

Esistono almeno quattro grandi categorie di terapie, ed esistono da sempre.

  1. Ci sono le terapie a base di sostanze che si ingeriscono o si applicano sul corpo. Appartengono a questa categoria i prodotti che si ingeriscono e quelli che si applicano sulla superficie corporea. Tra le prime si distinguono i farmaci sintetici e quelli estratti da sostanze esistenti. Tra i secondi invece si distinguono le sostanze come le creme, le pomate, gli unguenti, i gel e le energie fisiche.
  2. Ci sono le terapie manuali ossia le “chirurgie”. Tra le chirurgie (dal greco cheir – mano e ourghia lavoro) si distinguono la moderna chirurgia, quella fatta con il bisturi, e la moderna fisioterapia, quella fatta per il tramite delle mani (manipolazioni, massaggi, sfregamenti).
  3. Ci sono le terapia fatte con la parola. Sono quelle che modernamente si chiamano psicoterapie. L’essenza di queste terapie è il principio in base al quale l’interazione verbale tra persone può cambiare il punto di vista delle stesse sulla realtà e produrre un cambiamento nella relazione che il malato ha con la realtà che lo circonda.
  4. Infine, ci sono i comportamenti terapeutici. Il modo in cui mangiamo, l’attività fisica che facciamo, le relazioni che coltiviamo e più in generale come spendiamo il nostro tempo. Quello che modernamente viene indicato come lo “stile di vita”.

Come funziona una terapia?

Indipendentemente dalla categoria di appartenenza, una terapia che funziona è sempre caratterizzata da questa magnifica proprietà: interagisce con l’organismo della persona in modo che questa trovi il modo di risolvere il proprio problema di salute.

Nessuna terapia funziona da sola.

Tutte le terapie agiscono per il tramite dell’organismo. I farmaci sintetici e i rimedi estratti da sostanze naturali stimolano il corpo a risolvere il proprio problema di salute. La chirurgia rimuove parti infiammate o alterate del corpo, ma richiede che l’organismo si cicatrizzi. La fisioterapia stimola muscoli e tessuti a reagire e cambiare i propri equilibri. La psicoterapia non può essere svolta senza l’interazione con la persona che la riceve.

Chi sono gli attori di una terapia?

Gli effetti di una terapia sono sempre il frutto di una interazione tra la terapia e chi la riceve. Tuttavia, la maggior parte delle terapie sono eseguite da qualcuno o scelte da qualcuno. Quindi potremmo dire che gli effetti di una terapia sono sempre il frutto dell’interazione tra un terapeuta (chi esegue o sceglie) e chi riceve.

Se i due attori non interagiscono efficacemente la terapia non sarà efficace.

Cosa significa scegliere una terapia?

Scegliere una terapia dunque è l’arte di abbinare il terapeuta e il ricevente la terapia affinché interagiscono proficuamente. L’efficacia della terapia dipende da entrambi.

Come potrà immaginare il lettore, per scegliere una terapia sarà essenziale considerare tre aspetti:

  1. Il problema
  2. La terapia
  3. Chi ha il problema e si appresta a ricevere la terapia
  4. Chi esegue o prescrive la terapia

PUNTO PRIMO: IL PROBLEMA

 

Il primo aspetto da considerare quando ci si appresta a scegliere una terapia è definire il problema. I medici più esperti sanno bene che se si vuole aiutare una persona si deve capire come funziona il suo problema.

Chi? cosa? come? dove? quando? Sono le risposte a queste domande che dipingono “il quadro della situazione”.

Ma affinché il funzionamento del problema sia chiaro e si possa scegliere una terapia adeguata si deve aggiungere a queste cinque domande un ultimo quesito. Cosa hai cercato di fare per risolvere il problema? L’elenco delle terapie o delle autoterapie fallite è veramente prezioso per chi voglia scegliere e aiutare a scegliere una terapia efficace.

Ad esempio, una persona soffre di lombalgia e non ha tratto nessun giovamento (neppure momentaneo) dall’assunzione di massicce dosi di antinfiammatorio difficilmente avrà giovamento da qualsiasi altra terapia volta a ridurre l’infiammazione. Dico bene?!

Molte persone (medici e terapeuti compresi) cadono nell’errore di considerare come punto di partenza ciò che non appare normale nella forma. Costoro dovrebbero considerare che l’organismo umano è capace di un ottimo funzionamento anche in presenza di numerose variazioni di forma rispetto alla norma. Molte persone assolutamente sane e ben funzionanti se sottoposte a indagini fotografiche (raggi X, Ecografia, RMN, TAC) del proprio corpo presentano variazioni di forma rispetto alla norma. Alcune variazioni sono presenti fin dalla nascita, altre invece si sono create come conseguenza di traumi o dell’usura del tempo. Tuttavia, queste persone, se intervistate, non presentano problemi riconducibili alle alterazioni di cui sono portatrici.

PUNTO SECONDO: LA TERAPIA

Una volta compreso il funzionamento del problema, diventa più semplice scartare tutte le terapie inutili e evidenziare le terapie promettenti.

Se mi limito a etichettare il problema con una diagnosi occidentale ufficiale posso valutare la compatibilità solo con le terapie occidentali ufficiali. Quando invece faccio una descrizione di come funziona il problema posso valutare la possibile efficacia anche di terapie che non sono riconducibili all’ufficialità.

Questo l’ho imparato in prima persona lavorando come agopuntore. Parliamo ad esempio di mal di schiena. All’inizio della mia pratica come agopuntore quando una persona mi diceva di avere un’ernia al disco io ero resistente a proporre l’agopuntura. Nessuno ha mai dimostrato che l’agopuntura sia in grado di rimettere un disco intervertebrale al suo posto (insomma di far svanire un’ernia al disco). Quando, però, ho chiesto alle persone di raccontarmi il loro problema ho riconosciuto il quadro della situazione come migliorabile se non curabile con agopuntura. Ho provato dunque a curare il problema, non l’alterazione (l’ernia del disco). E i risultati sono stati molto soddisfacenti. E non parlo di una situazione particolare! Parlo di molte persone e di molti agopuntori, che quando hanno cominciato a curare il problema piuttosto che l’alterazione hanno scoperto il poter fare di più di quello che pensavano.

PUNTO TERZO: CHI HA IL PROBLEMA E RICEVERA’ LA TERAPIA

Abbiamo definito come funziona il problema e riconosciuto le terapie che hanno la capacità di risolverlo.

A questo punto dobbiamo considerare chi è e come sta colui dentro cui il problema sta accadendo. Lui è uno dei due attori principali del processo terapeutico.

Chi è la persona che porta il problema? Questa è la domanda!

Valutare la persona è più difficile che valutare il problema. E’ una capacità che si acquisisce con l’esperienza e va tenuta viva per tutta la vita.

Anche in questo caso penso che un esempio sia utile a chiarire quanto è importante per la scelta di una terapia, domandarsi “chi è la persona che dovrebbe riceverla”.

Ci sono persone che manifestano i benefici di una terapia a dosi molto inferiori rispetto alla norma. Ci sono persone che si addormentano con poche gocce di ipnotico. Ci sono persone che sentono ridurre il dolore con un massaggio molto leggero e riaumentarlo con un massaggio appena più pesante. Ci sono persone che rispondono all’infissione di 2 aghi di agopuntura, altre che hanno bisogno di 20 aghi per manifestare l’effetto. Ci sono persone che perdono 10 kg in 2 mesi camminando 30 minuti al dì e persone che non perdono neppure un kg camminando 60 minuti al dì. Ci sono persone che cambiano il loro stile di vita leggendo un libro, altre che cambiano dopo il decimo incontro con un life coach.

La sensibilità alle terapie varia da persona a persona e nella stessa persona varia da epoca ad epoca della vita.

Questo è un dato di fatto! Confondere la sensibilità personale alle terapie con la resistenza alle terapie con la gravità del problema è un grosso errore. Un errore imperdonabile.

PUNTO QUARTO:  CHI ESEGUE (O PRESCRIVE) UNA TERAPIA

La medicina è un’arte.

La terapia è l’interazione tra due o più persone.

Il terapeuta è un artigiano (e talvolta una artista).

Non sono affermazioni romantiche.

Queste frasi descrivono la verità.

Quando si parla di medicina come scienza e non come arte o artigianato, si dimentica che quello che determina il successo di una terapia è anche il fatto che ci sia un terapeuta che “sa fare” la sua parte.

Saper condurre una terapia significa saper portare a termine una tecnica ben definita adeguandola di volta in volta alla persona che la riceve.

Un ottimo psicoterapeuta, un chirurgo capace, un erborista esperto, un fisioterapista abile, un agopuntore preparato sono tali solo se riescono a riprodurre gli stessi effetti terapeutici in persone diverse.

Chi è il terapeuta? Chi esegue (o prescrive) la terapia? Questa è la quarta domanda?!

Sapere cosa fare, saperlo fare, saperlo rifare anche in condizioni diverse, nell’interazione con persone diverse. Queste sono le competenze che rendono uno scienziato un terapeuta affidabile.

Scegliere una terapia efficace non è un compito semplice, ma un talento che può essere appreso.

Anzi, oggi più che mai lo trovo l’investimento più grande che una persona possa fare per la sua salute.

Abbiamo le conoscenze, abbiamo gli strumenti, abbiamo le capacità per lenire e risolvere molti grandi piccoli problemi di salute. Dobbiamo solo imparare a sfruttarli!

Non sperate che inventino nuove terapie.

Auguratevi solo che terapeuti e persone impariamo tutti ad usarle meglio.