VIS MEDICATRIX NATURAE

La Vis Medicatrix Naturae o Qi è la capacità di adattarsi costantemente al cambiamento. Stimolare questa capacità affinché la natura regoli se stessa, è la sfida per il medico del futuro.

Sollecitare l’apparato riparatore presente nel corpo di ciascun essere vivente, affinché ripari ciò che deve essere riparato, inibisca ciò che deve essere inibito e stimoli ciò che deve essere stimolato. E così i problemi di salute si risolvano naturalmente.

L’APPARATO RIPARATORE

Dentro ciascuno di noi è presente un apparato riparatore. Si tratta di un sistema autoregolativo capace di gestire alla perfezione l’adattamento, adeguamento e il rinnovamento dei nostri tessuti e delle nostre funzioni. Grazie a questo apparato viviamo lunghe vite. Realizziamo quanto di più ambito possa esistere per un essere umano: cambiamo sempre pur rimanendo noi stessi.

Quante volte nel corso della vita cambiamo, ci adattiamo, ci adeguiamo, ci rinnoviamo? Ci adattiamo al tempo che passa, ai luoghi che mutano, alle relazioni che iniziano e finiscono, ai lavori che si trasformano. Cambiamo modo di vivere, di mangiare, di bere, di allenarci, di imparare, di parlare e di ascoltare.

Al mutamento esterno corrisponde sempre un mutamento interno. La maggior parte delle nostre cellule hanno vite brevi se confrontate con le nostre: il globulo rosso 120 giorni, la cellula dell’epidermide 30 giorni.

Gli antichi dicevano che noi siamo sempre noi stessi in quanto mutiamo costantemente. Tutti i giorni dentro di noi alcune cellule muoiono e altre cellule nascono. Nascere e morire è il modo con cui il nostro corpo si mantiene sempre adeguato, adatto, proporzionato alla vita che viviamo in quel momento.

LA MALATTIA e LA GUARIGIONE

La cosiddetta malattia non è altro che il momento in cui la vis medicatrix naturae perde la capacità di adeguarci alle esigenze mutevoli del mondo. La guarigione non è altro che il momento in cui la vis medicatrix naturae riacquista queste capacità.

La malattia può manifestarsi quando i cambiamenti attorno a noi sono troppo rapidi o quantitativamente eccessivi per cui non siamo in grado di mantenere il passo. Troppo freddo oppure più freddo ma troppo improvvisamente. Poco cibo o meno cibo troppo improvvisamente. Troppo lavoro o un po’ più di lavoro troppo improvvisamente. Lo stesso discorso vale per tutti i cambiamenti climatici, i cambiamenti relazionali, i cambiamenti alimentari.

Ogni volta che il cambiamento è troppo oppure troppo rapido, la nostra capacità di adattamento, ossia la nostra vis medicatrix naturae, possono risultare inadeguate e noi ci ammaliamo. Rimaniamo indietro. Non cambiamo in modo sufficiente per adattarci alla situazione mutata. E quindi siamo inadatti. Un po’ come un sommozzatore che risale troppo rapidamente dalle profondità del mare o uno scalatore che sale troppo rapidamente in vetta.

 

IL TROPPO E’ VARIABILE

Tuttavia, il troppo non è mai un fatto oggettivo e uguale per tutti. Quindi non si può dire a nessuno in anticipo che quel freddo per lui sarà troppo o troppo rapido. Dipende infatti dalla riserva di adattamento di cui in quel momento il suo corpo è capace. E la misura di questa capacità venne indicata dagli antichi medici cinesi con il termine di Qi o energia. Chi ha una buona riserva energetica ha una buona capacità di adattamento al cambiamento. Chi ha una scarsa riserva energetica ha una scarsa capacità di adattamento al cambiamento.

C’è un altro dettaglio da non trascurare. La capacità di adattamento, ossia la riserva di Qi, non è uniformemente distribuita nel corpo e nella mente della persona. Ad esempio, una persona potrebbe essere in grado di digerire anche i sassi, di sopportare un forte sbalzo di temperatura, ma potrebbe non essere in grado di adeguarsi alla necessità di cambiare mansione sul posto di lavoro. All’opposto una persona potrebbe essere capace di parlare fluentemente 5 lingue, tra cui arabo e russo o coreano e cinese, ma potrebbe essere assolutamente incapace di adattarsi ad un calo delle temperature esterne di soli 10 gradi senza prendersi un bel raffreddore.

 

COSA SONO I SINTOMI

Secondo questa visione delle cose, i sintomi non sarebbero l’espressione di un fallimento della vis medicatrix naturae o Qi, bensì una sorta di seconda linea di difesa, prima della debacle.

Ad esempio, uno starnuto rappresenterebbe un modo per espellere dalle cavità nasali eventuali corpi estranei, in seguito ad una incapacità della mucosa nasale di impedirne l’ingresso. Una contrattura muscolare sarebbe di nuovo segno tangibile dell’incapacità di una persona di adattarsi alle richieste della vita, ma al tempo stesso rappresenterebbe un modo per resistere al cambiamento prima di farsi prevaricare dalle circostanze.

Tra i sintomi stessi c’è una sorta di graduatoria. Sintomi espressione di gravità che richiedono un trattamento immediato in emergenza o urgenza. Sintomi che sono invece espressione di una situazione completamente sotto controllo, in cui il corpo ha solo bisogno di attivare meccanismi di adattamento speciali affinché in qualche giorno l’adattamento, l’adeguamento, la ristrutturazione si compiano e il sintomo non sia più necessario.

 

COME DIMOSTRARE LA VALIDITÀ DI QUESTA IPOTESI

Si, quella della vis medicatrix naturae o Qi è solo e soltanto un’ipotesi. Non esistono infatti strumenti diagnostici moderni capaci di dimostrarne la fondatezza … o forse si.

Questa idea della Vis Medicatrix naturae o Qi è stata sviluppata diversi secoli fa, contemporaneamente in Grecia e in Cina. Lo stesso concetto si ritrova nella maggior parte delle medicine antiche. In esse viene introdotta una lettura dei sintomi come effetto dell’azione dell’agente di malattia sulla persona e della reazione della persona sull’agente di malattia.

Tanto più la capacità di reagire della persona è preservata tanto più forte sarà la sua reazione. Tanto minore sarà la capacità di reagire residua tanto più debole sarà la sua reazione.

Questo costrutto puramente “teorico” è tuttavia molto funzionale per descrivere la variabilità con cui le persone sono “colpite” dallo stesso male.

Tante persone vivono lo stesso sbalzo di temperatura, la maggior parte non hanno sintomi, alcune hanno sintomi forti e di breve durata, poche hanno sintomi deboli e di lunga durata, pochissime persone muoiono per uno sbalzo di temperatura.

 

UNA TEORIA FUNZIONALE

In effetti la teoria della Vis Medicatrix Naturae in occidente e del Qi in oriente si rivelò un’ottima teoria.

Grazie ad essa, nonostante le scarse disponibilità tecnologiche del tempo, gli antichi medici riuscirono a prendersi cura delle persone in modo egregio. A quanto sappiamo infatti la loro fama solcava i confini geografici e si parlava a volte di loro come veri e propri “dei”. La loro arte, in realtà, era unicamente quella di sollecitare la capacità di autocorrezione, autoriparazione, autoguarigione del corpo umano. Se a quei tempi la vita delle persone non era così lunga come la nostra infatti non fu certo per i limiti della loro medicina, ma per i limiti della loro tecnologia (case fredde e umide, ridotta riserva di cibo, lavori pesanti).

Una buona teoria, su cui fu costruita un’ottima pratica.

Si pensi al fatto che con semplici stimolazioni superficiali della superficie cutanea i medici cinesi erano in grado regolare le funzioni degli organi interni, senza toccarli direttamente. Si pensi al fatto che con l’uso di erbe comuni sia in Cina sia in Europa i medici riuscirono a regolare le funzioni di mente e corpo, di nuovo, senza toccarli direttamente.

Un’ottima teoria davvero.

Oggi la definiremmo una teoria interattiva. Poco infatti contava quello che il medico faceva sul corpo dei malati. Quello che importava era l’effetto che induceva. Talvolta i medici ricorsero a interventi controintuitivi. Le erbe che inducevano il vomito. La cauterizzazione della cute.

Naturalmente non tutta la medicina antica fu permeata da questo costrutto fisiologico.

Gli stessi strumenti infatti furono utilizzati per compiere vere e proprie torture sui malati. In questi casi l’idea che guidava questi gesti era che la malattia fosse espressione di una persecuzione demoniaca. La persona malata era in qualche modo colpevole e per questo un demone era entrato in lei, per punirla. L’unico modo per scongiurare i peggiori esiti era quello di espiare la colpa. Quindi, il digiuno terapeutico diventava rischiare la morte per stenti, la micro-cauterizzazione diventava macro-cauterizzazione e tortura, le terapia drenanti diventavano veri propri avvelenamenti.

Gli stessi mezzi potevano essere usati per sostenere la vis medicatrix naturae del debole o per abusare della fiducia del fragile. Era sempre una questione di dosaggio, ma soprattutto di punto di vista sulla realtà e sull’uomo.

 

IL RUOLO DELLA TERAPIA E DEL MEDICO

Se ogni essere vivente è dotato della capacità di guarire se stesso, qual era il ruolo della terapia e del medico?

Il ruolo del medico era quello di aiutare la Vis Medicatrix Naturae o Qi nel momento in cui per qualche motivo era insufficiente ad affrontare l’adattamento richiesto.

Le condizioni in cui il medico interveniva erano quindi due:

  1. ·        Il cambiamento richiesto era stato maggiore della capacità della vis medicatrix naturae di adattarsi
  2. ·        I sintomi espressione della reazione speciale al cambiamento erano così forti da mettere in pericolo la vita di colui che li

I principi terapeutici erano quindi:

  1. ·        Sostenere la vis medicatrix naturae ovvero il Qi
  2. ·        Moderare i sintomi troppo esuberanti.

 

NON UN RIMPIANTO, MA UNA RISCOPERTA

Ricordare questo antico principio dell’arte medica sembra un atto di ingratitudine nei confronti di chi si adopera per la salute di tutti, ossia i medici moderni.

Dal mio punto di vista invece è riscoprire un’antica medicina per poterla valorizzare, grazie alle conoscenze scientifiche e tecnologiche di cui disponiamo oggi.

 

UNA PICCOLA ESPERIENZA AFRICANA …

Ammetto che come medico occidentale moderno faticavo ad entrare in questo concetto. Tuttavia, la scuola della vita non ha mancato di farmi vivere alcune esperienze che mi hanno fatto toccare con mano la teoria della Vis Medicatri Naturae e del Qi.

La prima esperienza l’ho vissuta in Africa. Mi ero laureato da poco tempo e avevo deciso di andare in Africa per conoscere le malattie tropicali. Questo era il motivo. In realtà ebbi modo di imparare molto di più.

Un giorno si presentò un bambino pelle ossa, con un gran pancione. Procedemmo come da protocollo. Verificammo l’eventuale positività al test della malaria: negativo. Esame delle feci negativo. Transaminasi: leggermente aumentate. Negatività alla ricerca dei virus dell’epatite. Non altri segni laboratoristici di malattia. Quel pancione era ingiustificato. Eppure c’era. Così dopo alcuni giorni di permanenza in ospedale, decidemmo di sostenere la Vis Medicatri Naturae o Qi. Tutte le mattine uno zabaione fatto con due uova. In pochi giorni la pancia si era vistosamente ridotta. Non era più tesa, ma morbida. Guarito? Non lo so, perché non so neppure se era mai stato malato, se non di fame. E la terapia era stata il cibo. Grazie al cibo la Vis Medicatrix Naturae era aumentata, il Qi era aumentato e il problema era scomparso.

 

… E TANTE ESPERIENZE ITALIANE

A quella esperienza seguirono anni di “dimenticanza”. Lavorai come se in Italia non fosse utile pensare che le persone potevano avere problemi di salute dal momento che la loro Vis Medicatrix Naturae ossia il loro Qi erano insufficienti. Pensavo fosse sempre un problema di “malattia”e non di “debolezza”. Virus, batteri, cellule impazzite, pensieri, stress, ansia, artrosi, ernie, eccesso di cibo.

Poi un giorno ripensai a quel bambino. Ero ad Amsterdam e i maestri di agopuntora giapponesi mi suggerivano di pensare che fino a prova contraria quando una persona soffre di qualche disturbo è perchè il suo Qi è insufficiente. La prima terapia quindi è tonificarla. E mentre visitavo le persone le mie dita cominciarono a percepire un vuoto. Le mie orecchie ad udire accenni alla stanchezza. I miei occhi segni di carenza.

 

SOSTENERE LA VIS MEDICATRIX NATURAE O QI

Da allora il mio lavoro è completamente cambiato pur essendo rimasto sempre lo stesso. Continuo ad aiutare le persone a risolvere i loro problemi di salute. Tuttavia, mentre prima partivo dal presupposto che tutti sono dei potenziali malati, ora parto dal presupposto che tutti sono potenzialmente sani.

 

PERCHÉ DUNQUE RICORRERE A ESPRESSIONI ANTICHE

Vis – Medicatrix – Naturae ossia la forza – medicamentosa – della natura oppure Qi ossia le trasformazioni, il metabolismo.

In entrambi i casi il ricorso a queste antiche espressione non ha lo scopo di invitare ad una sorta di ritorno all’antico e di rinuncia di tutto quanto c’è di buono nel nostro mondo del presente. Non si tratta di antico contro nuovo, non si tratta di nostalgia per un mitico passato in cui tutto andava per il meglio rispetto ad un presente corrotto e fragile.

Si tratta solo di scegliere espressioni che per il significato che veicolano e il modo in cui portano a ragionare danno molti spunti operativi funzionali a ottenere il risultato desiderato. Stimolano a mettere in atto soluzioni semplici ma diametralmente opposte a quanto fatto finora.

Nutrire e sostenere il corpo, piuttosto che fiaccarlo e avvelenarlo.

2018-05-24T10:42:01+00:00
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