AGHI INTELLIGENTI

Sono aghi intelligenti quelli con cui gli agopuntori stimolano il corpo ad autoregolarsi e autoripararsi? La risposta più rigorosa è: no. Gli aghi utilizzati in agopuntura sono aghi normali. Anzi, per l’amor del vero sono “spilli”, sottilissimi, incapaci di veicolare sostanze nel corpo. E il loro pregio forse è proprio questo: limitarsi a stimolare quello che nel corpo già c’è. L’intelligente, invece, probabilmente è proprio il corpo, capace di reazioni che a volte neppure osiamo immaginare.

 

 

AGHI INTELLIGENTI: SI O NO?

C’è un detto in medicina cinese che recita “Gli aghi sono intelligenti e possono essere usati da medici stupidi, i rimedi erboristici, invece, sono stupidi e possono essere usati solo da medici intelligenti”.

Si potrebbe scrivere un libro a commento di questa frase e della fama degli aghi di agopuntura come aghi intelligenti. Mi limito a poche righe.

La “marea” di stimoli che genera la stimolazione del corpo con agopuntura lo sollecita a reagire pur lasciandolo libero di evitare di reagire o di modulare la reazione suggerita. L’assunzione di rimedi erboristici, invece, può sollecitare reazioni a cui il corpo non è in grado di opporsi e che quindi deve mettere in atto per forza, anche se le percepisce come non congruenti con le proprie necessità.

Quindi, anche una persona non intelligente può usare gli aghi senza produrre effetti indesiderati, perché sarà il corpo del paziente a correggere le imprecisioni del medico. L’intelligenza dell’agopuntura sta negli aghi e non nel medico.

La formulazione di una ricetta di rimedi erboristici richiede grande attenzione per evitare effetti indesiderati. Dunque l’intelligenza della farmacologia cinese sta nel medico e non nelle erbe.

 

GLI INTELLIGENTI VISTI DA VICINO

Il lettore osservi attentamente un ago da agopuntura. Lo guardi con molta attenzione. Riconoscerà una sottilissima lama di acciaio (da 0,30 a 0,13 mm) e un manico, a volte di rame, a volte di acciaio, a volte addirittura di plastica.

Perlustri questo aghetto in tutta la sua lunghezza. Cerchi se ci sono dettagli che possano spiegare i suoi meravigliosi effetti. Sia, il lettore, come colui che si proponga di scoprire il trucco di un prestigiatore. Cerchi doppi fondi o doppie punte. Pulsanti o leve nascoste. Come uno zelante Sherlock Holmes non demorda fino a quando non riterrà di aver sondato ogni parte di questo umile strumento.

Se tutto andrà come prevedo, l’esito di questa attenta valutazione sarà il seguente: l’ago non ha in sé nulla che possa spiegarne gli effetti. Nulla che possa giustificare gli effetti terapeutici della pratica dell’agopuntura è riconducibile all’oggetto utilizzato: l’ago.

 

IL DUBBIO SULL’AGOPUNTURA

Dunque, come spiegare gli esiti a volte inspiegabili di questa antica arte medica?

Se non sono gli aghi da agopuntura non sono aghi intelligenti, chi è così intelligente da realizzarne concretamente gli effetti?

Se gli aghi da agopuntura non hanno nulla di “intelligente”, allora “l’agopuntura è tutta una bufala” dicono molti. Costoro sostengono che proprio perché nell’ago di agopuntura non c’è nulla né nulla può esservi celato, allora gli effetti dell’agopuntura sono inspiegabili e quindi non riconducibili all’agopuntura.

Se gli aghi da agopuntura non sono aghi intelligenti,

allora l’agopuntura è una bufala

A questo punto, le persone si distinguono in due: coloro che ci credono e coloro che non ci credono. Sottoporsi ad agopuntura diventa dunque una questione paragonabile ad un rito religioso. Un po’ come la confessione nella religione cattolica. Se ci credi dopo esserti confessato ti senti più leggero, perché perdonato da Dio. Se non ci credi, dopo esserti confessato, ti senti come prima, perché se Dio non esiste nessuno può perdonarti.

Diversi pazienti che si rivolgono a noi agopuntori per chiedere aiuto sentono proprio il bisogno di rivelare se ci credono o no. La realtà è che l’agopuntura funziona altrettanto bene sia in chi ci crede sia in chi non ci crede. E quando non “può” funzionare non funziona.

 

AMPLIAMO IL CAMPO DI OSSERVAZIONE

A questo punto il lettore si faccia un piccolo favore!

Osservi di nuovo. Questa volta rivolga la sua attenzione a quello che accade durante un trattamento con agopuntura. Oltre agli aghi intelligenti, chi sono i protagonisti della scena?

Non sarà difficile notare almeno altri due soggetti, questa volta “viventi”. Ossia chi esegue l’agopuntura e chi la riceve. Il medico (o l’agopuntore) e il paziente.

L’ago è come un sorta di ponte tra due esseri umani: uno dei due lo tiene per il manico, l’altro è stimolato dalla sua punta. Il manico è tenuto tra le dita dell’agopuntore, di solito il pollice e l’indice. La punta della lama, invece, si fa strada tra le cellule della superficie cutanea del paziente.

Una volta infisso l’ago, il lettore, divenuto oramai un investigatore provetto, riconoscerà un terzo personaggio.

Gli antichi lo riconobbero. Noi oggi facciamo fatica a scorgerlo. Sembra non ci sia nessuno, ma qualcuno in realtà c’è.

In passato questo quarto personaggio fu chiamato “cosmo”. Oggi potremmo chiamarlo “ambiente”.

Il manico dell’ago, metallico, all’inizio è in contatto con le dita del medico. Per chi conosce un po’ di fisica è facile riconoscere che le proprietà fisiche dell’ago saranno diverse a seconda dell’agopuntore che ha in mano l’ago stesso, nonché dallo stato fisico in cui si trova l’agopuntore nel momento in cui ha in mano l’ago. Così possiamo considerare senza forzature che, quando il paziente prende contatto con l’ago, prende in qualche modo contatto con il medico. La stimolazione che il paziente riceve e che il medico da, dunque, è diversa a seconda dello stato psicofisico in cui è il medico stesso.

Al tempo stesso, anche l’epidermide della persona che riceve l’agopuntura modifica la sua sensibilità agli stimoli esterni attimo per attimo. Le proprietà elettriche della cute sono in costante mutamento in risposta all’ambiente e allo stato in cui la persona stessa versa.

La punta dell’ago prende contatto con l’epidermide del paziente e noi sappiamo che le reazioni della cute allo stimolo ricevuto saranno diverse a seconda dello stato in cui si trova il singolo paziente. Stanco, riposato, affamato, sazio, impaurito, rilassato, abituato, alla prima esperienza, fiducioso, sfiduciato, infreddolito, accaldato, ben idratato, poco idratato, infiammato, non infiammato.

 

GLI AGHI INTELLIGENTI COME PONTE TRA DUE PERSONE

Ecco, allora, che l’ago di agopuntura si rivela interessante proprio per il suo essere capace di mettere in contatto medico e paziente.

Le due estremità dell’ago sono diverse (manico e lama) e questo fa si che i flussi di informazioni attraverso di esso siano asimmetrici. Il medico prende contatto con l’ago tramite le sue dita. Il paziente prende contatto con l’ago in punti variabili della sua superficie cutanea, ma mai afferra l’ago. Il medico ha un contatto superficiale con il manico, mentre il paziente ha un contatto profondo con la punta. Il medico soprattutto stimola, anche se non può evitare di ricevere sensazioni. Il paziente soprattutto riceve stimolazioni, anche se non può evitare di trasmettere informazioni su si sé.

Per cui l’agopuntura potrebbe essere definita, da un osservatore rigoroso, come l’interazione complementare tra due persone mediata da un sottilissimo ponte: l’ago. Dove per complementare s’intende che coloro che interagiscono sono in posizioni asimmetriche: l’uno prevalentemente da e l’altro prevalentemente riceve.

 

COSA ACCADE DOPO LA PUNTURA

Seguite la punta dell’ago fino a che penetra per pochi millimetri nella pelle. La punta dell’ago spinge le cellule adiacenti che subiscono piccole deformazioni alle quali rispondono con un’infinità di reazioni fisiche e biochimiche. I loro citoscheletri si flettono. Le vescicole piene di molecole di segnale riversano il loro contenuto nello spazio intercellulare. Le vie di comunicazione intracellulari si attivano. A livello del nucleo alcuni geni sono trascritti e altri smettono di essere trascritti.

Dalle cellule stimolate dall’ago si dipartono una serie di reazioni chimico fisiche che dilagano nel corpo. Nervi, vasi sanguigni, fasce muscolari, guaine e spazi intercellulari trasmettono segnali. Ogni via trasmette a velocità diversa e in direzione diversa.

Comunque sia il segnale dilaga.

Milioni di cellule, miliardi di molecole di segnale. Un’infinità di reazioni indotte semplicemente del fatto che la punta inerte dell’ago di agopuntura è entrata nella pelle e si è fermata lì. Nessuna sostanza è stata iniettata né aspirata. Solo la punta dell’ago che si è fatta spazio tra le cellule e ne ha modificato finemente il funzionamento.

Nulla viene tolto, nulla viene aggiunto.

Tutto viene stimolato.

 

LA FORZA DELLE COMBINAZIONI DI AGHI

Da secoli gli agopuntori prediligono la stimolazione di più punti contemporaneamente. Un trattamento di agopuntura si caratterizza per il fatto che più aghi sono infissi in diversi punti del corpo allo stesso tempo. Sono le cosiddette formule di agopuntura.

L’agopuntore stimola il corpo del paziente in più punti contemporaneamente. Questo fatto produce onde di reazioni con epicentro differente. Così, le reazioni si sommano algebricamente nello spazio del corpo e nel tempo della vita.

A volte il primo punto stimola determinate reazioni e un secondo punto le rinforza. Altre volte il primo punto stimola determinate reazioni e un secondo punto ne inibisce alcune e ne rinforza altre.

Lo stesso dicasi se si osserva il fenomeno nel tempo. Un primo punto stimola una reazione ad effetto immediato. Un secondo punto stimola la stessa reazione ad effetto ritardato. I due punti collaborano nel sollecitare una reazione e mantenerla nel tempo.

Questa antica arte di stimolare punti in modo combinato è paragonabile all’arte della cucina. Un buon piatto è sempre il frutto di più ingredienti, sapientemente combinati dal cuoco per realizzare un piatto capace di stimolare determinate reazioni nel corpo e nella mente di chi lo mangia.

 

UNA TERAPIA CHE CURA DA LONTANO: STIMOLARE LE SOLUZIONI PIUTTOSTO CHE CORREGGERE I PROBLEMI

Quando illustro la terapia con agopuntura alle person dico sempre che l’agopuntura è una terapia a distanza.

Dal momento che non è l’ago a produrre l’effetto desiderato, ma l’onda di reazioni che l’ago induce nel corpo, non è più così scontato che i punti più utili per ottenere l’effetto terapeutico siano nella sede del problema.

Anzi, i punti nella sede del problema spesso sono punti in cui le cellule sono già indaffarate a cercare di gestire il problema. Chiedere proprio a loro un ulteriore sforzo è come domandare a chi già è affaticato per il peso che porta di portarne un secondo.

L’agopuntura è una terapia sistemica. In essa il terapeuta avveduto stimola i punti “in forza” perché vadano in soccorso ai punti “deboli”.

Dunque, quando stimoliamo un punto della mano in una persona che soffre di mal di schiena, non è perché pensiamo che il problema sia in realtà nella mano, ma perché sappiamo che nella mano c’è una risorsa che può aiutare la schiena a stare meglio.

L’agopuntura agisce stimolando le soluzioni

piuttosto che correggendo i problemi.

 

AGHI INTELLIGENTI O STRATEGICAMENTE IGNORANTI?

Non saprei quindi dire se nella forma e nella struttura degli aghi ci sia o no intelligenza.

Mi piace tuttavia pensare che siano strategicamente ignoranti. Se, infatti, lo strumento è ignorante, per realizzare una terapia intelligente è necessario il contributo dell’intelligenza dell’uomo: sia esso il medico che infigge l’ago o il paziente che lo riceve.

 

2018-06-19T15:10:55+00:00
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